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News | Cultura e divertimento | 3/5/2017
Leggende del Trentino: Re Laurino

Leggende del Trentino: Re Laurino

Pochi territori in Italia possono vantare una così ampia varietà di miti e di leggende come il Trentino. Qui ogni angolo di bosco, ogni roccia ed ogni albero è legato ad una storia di folletti, elfi o fate. E non importa che voi siate adulti o bambini, qui troverete la vostra dimensione “fuori dal tempo” e vi lascerete trascinare in questo mondo fantastico dove vi perderete come in un sogno.

Le leggende del Trentino e gli usi e costumi di questo territorio sono il tema del Festival dell’Etnografia che si tiene ogni anno a San Michele all’Adige dove, oltre alle leggende, potrete riscoprire antichi giochi e tradizioni.

La leggenda di Re Laurino

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Una delle leggende del Trentino più conosciuta e più amata è quella riguardante Re Laurino, che molti anni fa regnava sul popolo dei nani nella zona del Catinaccio. Proprio sulle pareti di questo maestoso massiccio è possibile vedere, in inverno e fino a primavera inoltrata, una chiazza a forma di catino costantemente innevata. Proprio in questo luogo si trovava giardino delle rose di Re Laurino. Per questo, in tedesco, il Catinaccio si chiama Rosengarten che significa appunto “il giardino delle rose”.

Accadde un giorno che il re dell’Adige decise di concedere in sposa la figlia, per cui invitò tutti i nobili della zona, tranne Laurino, ad un torneo cavalleresco nel mese di maggio per festeggiare l’evento. Re Laurino, un po’ indispettito, decise di partecipare comunque sfruttando il potere magico della sua cappa che lo rendeva invisibile e che, insieme alla cintura che gli conferiva la forza di 12 uomini, lo rendeva un avversario temibile per qualsiasi nemico.

Ammaliato dalla bellezza di Similde, la figlia del re, egli decise di rapirla ma subito si ritrovò, davanti al Rosengarten, una schiera di cavalieri pronti a combattere per riconsegnarla al padre.

Capendo la situazione di pericolo Re Laurino decise di indossare la cintura che gli dava la forza di 12 uomini ma rischiando comunque di soccombere decise di indossare nuovamente la cappa che gli conferiva l’invisibilità, cercando di scappare attraverso il giardino. I cavalieri però riuscirono comunque ad individuarlo grazie ai movimenti delle rose che Laurino stava calpestando nella sua fuga.

Enrosadira

Riuscirono quindi a catturarlo ed egli, sentendosi tradito dal giardino delle rose, gli lanciò una maledizione di modo che nessuno avrebbe più potuto ammirare la sua bellezza né di giorno né di notte. Si dimenticò però di menzionare l’alba ed il tramonto, per cui, due volte al giorno il Catinaccio si illumina di una luce rosa che incanta e lascia senza fiato.